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I Parchi Imperiali di Pechino: Vista Panoramica da Jingshan e la Serenità di Beihai
Quando vissi i miei primi mesi in Cina nel 2005, ogni volta che un amico veniva a trovarmi a Pechino lo portavo immediatamente fuori dalla porta nord della Città Proibita per attraversare la strada e salire sulla Collina della Prospettiva. Il Parco Jingshan (景山公园) e il vicino Parco Beihai (北海公园) non sono semplici spazi verdi metropolitani: sono l'estensione naturale della cosmologia imperiale, luoghi progettati per proteggere il Palazzo Reale dagli spifferi del nord e dagli spiriti maligni, trasformati oggi in straordinari teatri di vita quotidiana pechinese.
Jingshan è una collina artificiale alta circa 45 metri, creata interamente con la terra scavata durante la realizzazione del fossato della Città Proibita e dei bacini d'acqua circostanti durante la dinastia Ming. Camminare lungo i suoi sentieri ombreggiati da pini secolari e salire fino al Padiglione della Wanchun (万春亭), situato sulla cima centrale, regala il panorama urbano più iconico ed emozionante di tutta la Cina. Da lassù, lo sguardo domina l'infinita distesa di tetti in tegole gialle e cortili della Città Proibita, rivelando una simmetria perfetta organizzata lungo l'asse nord-sud della capitale.
Visitare Jingshan al tramonto è una tradizione imperdibile per chiunque voglia cogliere l'anima autentica della città. Quando la luce del sole cala e illumina d'oro i tetti imperiali e l'imponente sagoma della Torre della Campana e del Tamburo a nord, si avverte un senso di grandiosità senza tempo. Il parco custodisce anche un frammento tragico della storia cinese: sul versante orientale si trova il punto in cui l'ultimo imperatore della dinastia Ming, Chongzhen, si impiccò a una pianta di sophora nel 1644 mentre le truppe contadine ribelli di Li Zicheng invadevano la capitale.
Appena ad ovest di Jingshan si estende il Parco Beihai, uno dei giardini imperiali più antichi e meglio conservati al mondo, con oltre un millennio di storia che risale alle dinastie Liao, Jin, Yuan, Ming e Qing. Il parco è dominato da un grande lago artificiale che occupa oltre la metà della sua superficie e dall'Isola della Giada (Qionghua), sulla cui cima svetta l'inconfondibile Pagoda Bianca (Baita), un stupa di stile tibetano eretto nel 1651 per celebrare la visita del quinto Dalai Lama a Pechino.

Passeggiare lungo le rive del Beihai permette di riscoprire l'estetica del paesaggio classico cinese, dove ponti in marmo, corridoi dipinti e padiglioni sull'acqua si integrano perfettamente con la vegetazione. Tra le gemme architettoniche nascoste sul lato nord del lago spicca il Muro dei Nove Draghi (Jiulongbi), una parete monumentale in ceramica invetriata ad alta cottura alta 5 metri e lunga 27, risalente al 1756, che raffigura nove draghi ruggenti che si contendono le perle fiammeggianti tra onde calose e nuvole stilizzate.
Ma al di là dei monumenti, il vero fascino di Beihai e Jingshan sta nel loro utilizzo sociale contemporaneo. Sin dalle prime ore del mattino, i parchi si popolano di residenti anziani che si ritrovano per praticare Tai Chi, balli di gruppo, arti marziali e la caratteristica shushu (calligrafia ad acqua tracciata sui marciapiedi con grandi pennelli e acqua). Nel fine settimana, le famiglie noleggiano barchette elettriche per navigare attorno all'Isola della Giada, cantando la celebre canzone popolare anni '50 Let Us Sway Our Oars (Letian Shuangjiang), nata proprio tra le acque di questo lago.

Dal punto di vista pratico, Jingshan e Beihai sono accessibili con biglietti d'ingresso molto economici (spesso inclusi o abbinati ai pass turistici). La stazione della metropolitana più comoda per Beihai è Beihai North (Linea 6), mentre Jingshan si raggiunge facilmente a piedi dall'uscita nord della Città Proibita (Porta della Prodezza Divina) o dalla stazione Shichahai (Linea 8). Consiglio vivamente di dedicare una mezza giornata a questa accoppiata, abbinando la salita panoramica a Jingshan con una rilassante passeggiata pomeridiana tra i padiglioni e le sale da tè del Beihai.
